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Gavi - la sua storia |
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Quando infatti, nel 1177 in seguito al Convegno
di Venezia l'Imperatore dovette spostare la
corte e la famiglia, scelse il castello di Gavi
come ideale e sicura sede imperiale, e per otto
mesi Gavi conobbe i fasti propri di una capitale
europea.
Il Barbarossa possedeva una delle tre torri del
castello di Gavi e una casa nel borgo (unico
esempio italiano insieme a Viterbo). Le sue
soste in quel luogo amico erano anche
giustificate dal fatto che Gavi confinasse con
altri alleati, come i Marchesi del bosco, del
Monferrato, della stessa Genova e dal 1176,
anche di Tortona. Anche per una questione di
strade e pedaggi Federico Barbarossa era a Gavi
ai primi di dicembre del 1185 con una schiera di
esperti consulenti, tale permanenza è
documentata da un diploma a favore degli
Ubaldini da lui firmato l'8-12-1185 nel castello
di Gavi. Alla fine, però, di quel secolo, dopo
la scomparsa del Barbarossa e di Enrico VI,
l'imberbe Federico II non era in grado di
proteggere il Marchesato di Gavi, e Genova lo
acquistò nel 1202 pagandolo lire 4000
dell'epoca.
Iniziò cosi la lunga parentesi genovese per Gavi
che, salvò periodi in cui la Repubblica fu
devitalizzata, sarebbe durata sino a Napoleone
Bonaparte. Moltissimi documenti notarili
dell'epoca testimoniano come nel duecento Gavi
prosperasse sotto l'aspetto commerciale e
giuridico: alcuni palazzi medievali ne
convalidano l’importanza. In una breve
parentesi, dal 1348 al 1358, appartenne al duca
milanese Luchino vìsconti, poi tornò sotto
Genova. |
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Dal 1418 al 1436 fu ancora dei milanesi, che la
infeudarono successivamente ai Fregoso, ai Campofregoso
e dal 1468 al 1528 ai Guasco, nobile famiglia
alessandrina. Durante questo ducato che segna il
tramonto del Medio evo ed il sorgere del rinascimento,
Gavi si arricchì di un importante convento carmelitiano
e di notevoli opere
artistiche, Tra cui spiccano le pale di Manfredino
Basilio e di Gandolfino d'Asti.
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